Mielite Transversa e Depressione
Adam Kaplin, MD, PhD


Il Dott. Kaplin è Professore Assistente presso il Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina dell’Università Johns Hopkin presta anche servizio in qualità di Primario in Psichiatria della medesima Università presso i Centri Specializzati per la Mielite trasversa e la Sclerosi Multipla. Il Dott. Kaplin è anche membro del Comitato Medico di Assistenza dell’Associazione per i pazienti affetti da Mielite trasversa.



Per anni ci si è riferiti alla Mielite trasversa (TM) come ad una malattia del cordone midollare spinale avente effetti causati da una lesione, visibile attraverso esami per immagini del cervello, sulle funzioni: motoria, sensoriale, intestinale, della vescica e sessuale. Ciò nondimeno la Mielite trasversa è una malattia neurologica immunitaria del Sistema nervoso centrale (CNS) con attivazione di cellule immunitarie che si vedono (attraverso la biopsia spinale) galleggiare nel Liquido Cerebro-Spinale (CSF) che irrora sia il cordone spinale che il cervello. La Mielite trasversa è probabilmente meglio descritta come uno strato continuo di sovente associato alla Neurite Ottica (che colpisce i nervi ottici i quali portano i segnali della visione dall’occhio al cervello), Neuromielite Ottica (che colpisce i nervi ottici e il cordone spinale) e la Sclerosi Multipla (la quale può interessare qualsiasi parte del Sistema Nervoso Centrale). Il tradizionale concetto di Mielite trasversa TM secondo la quale trattasi di malattia che colpisce esclusivamente il cordone spinale, concetto ancora oggi ricorrente, non considera gli effetti che tale malattia ha sul cervello. Sulla Sclerosi Multipla MS, invece, ed in particolare sugli effetti di questa malattia immunitaria ha sul cervello, sono stati fatti un discreto numero di studi. La mole crescente di studi ha iniziato a chiarire sull’impatto che un tale coinvolgimento del cervello, ha sulle cause di depressione. Infatti, tra le maggiori malattie croniche, la Sclerosi Multipla annovera la più alta percentuale di casi di depressione, con il 20% dei pazienti che sono colpiti dalla depressione in qualsiasi momento e una prevalenza di malati (oltre 50%) il cui stato depresso perdura per tutta la vita.   Il lavoro svolto al Centro di Mielite trasversa Johns Hopkins in collaborazione con il Dipartimento di Neurologia e Psichiatria ha iniziato a chiarire i motivi della prevalenza di depressione quale conseguenza dell’attività della malattia immunitaria sulla Mielite trasversa. Prima di illustrare i risultati di questa ricerca preliminare, è opportuno differenziare la demoralizzazione che è uno stato psicologico di intensa tristezza, che si presenta come una conseguenza a circostanze avverse, dalla depressione clinica, che noi consideriamo come una malattia del cervello.

La Demoralizzazione
Non esiste alcuna disperazione così intensa come quella che consegue alla nostra prima grande delusione, quando ancora non abbiamo mai conosciuto che cosa significa soffrire e curare le ferite, essere disperato e aver recuperato la speranza.
George Eliot (1819-1880)
La tristezza è una concepibile e prevedibile reazione di trovarsi contro la propria volontà a condurre una vita sotto circostanze alterate, nelle quali occorre accettare la perdita di capacità desiderate e confrontarsi con difficoltà indesiderate. Questo è il caso di tutte le malattie croniche. Oltre alla drammatica potenziale disabilità che può affliggere i malati di Mielite trasversa, questa malattia presenta alcuni aspetti che per alcuni pazienti possono essere molto difficili da sopportare. E’ molto arduo adattarsi a cambiamenti repentini piuttosto che a cambiamenti graduali, e la Mielite trasversa si manifesta senza preavviso e si sviluppa nell’arco di ore e di giorni. Soprattutto, il fatto che la Mielite trasversa sia una malattia non comune ha due conseguenze problematiche negative su coloro che ne sono colpiti. Primo, i medici non hanno spesso familiarità con la diagnosi, la prognosi e il trattamento della Mielite trasversa e come risultato i pazienti spesso attendo una diagnosi e sono spesso inadeguatamente educati e trattati per il male. Secondo, molti pazienti affetti da Mielite trasversa non hanno contatti con altre persone affette dallo stesso male, con cui poter scambiare esperienze perciò il senso di isolamento è spesso la normalità.
In alcuni casi la capacità di un individuo a adattarsi è soprafatta dallo stress con il quale deve confrontarsi, e inizia ad essere preso dallo sconforto, colto di sorpresa, come travolto dagli eventi. Tale stato è chiamata demoralizzazione. La demoralizzazione è stata definita (Frank JD 1991) come uno stato di disarmo, senza speranza, confusione, incompetenza soggettiva, isolamento e diminuzione della stima verso se stessi. L’esperienza soggettiva della demoralizzazione implica il sentirsi incapace di raggiungere sia le aspettative interiori che quelle esteriori, il sentirsi intrappolati e senza la forza di cambiare lo stato delle cose o fuggirne e quindi ci si sente incompresi. L’effetto combinato di tali sentimenti, spesso porta alla frustrazione al disarmo all’isolamento.
Al fine di combattere il senso di fallimento, lo stato di sopraffazione e il senso di isolamento che nell’insieme costituiscono lo stato di demoralizzazione, le persone devono imparare a riacquistare spirito. Aiuto per imparare a superare i problemi può gradualmente apportare un nuovo senso di fiducia. Per esempio, ricavare periodi di riposo nell’arco delle ore pomeridiane scandite regolarmente da impegni può aiutare a combattere la fatica. Fare compere durante le ore morte può evitare il senso di fretta e pubblico imbarazzo alle persone con disabilità. Lezioni individuali o gruppi di supporto e educazione può aiutare a riacquistare il senso di fiducia e a combattere l’isolamento. Il re-inquadramento cognitivo può essere usato ad esaminare supposizioni sbagliate. Per esempio, riesaminare i convincimenti che i miglioramenti raggiunti nell’arco della riabilitazione sono insignificanti in quanto non si è raggiunta una completa riabilitazione, aiuta ad rimuovere non realistiche aspettative a breve termine. Alcune volte apprendere la capacità di auto-apprezzarsi attraverso il punto di vista di qualcun altro, può essere molto confortante e stimolante.
Impatto psicologico e Adattamento a lungo termine
Essendo più ricorrente, la Sclerosi Multipla è stata oggetto di più estese investigazioni rispetto alla Mielite trasversa. Uno studio su malati di Sclerosi Multipla con diagnosi avvenuta in media da nove anni ha esaminato la loro esperienza soggettiva e le conseguenze psicologiche e sociali della malattia (Mohr, Dick et al. 1999). I risultati dello studio in questione sono molto istruttivi, poiché dimostrano che benché l’adattamento a malattie immunitarie neurologiche acute può essere difficoltoso, la maggioranza dei pazienti apprezza nel tempo i benefici come pure i danni che la malattia provoca alla loro esistenza. In questo studio, una minoranza di pazienti (il 20%) denota come la Sclerosi Multipla abbia causato un deterioramento delle relazioni sociali, molto spesso caratterizzate dalla preoccupazione di non essere una buona compagnia o di essere causa dei più ricorrenti litigi dei familiari. Il 30% dei pazienti ha accusato uno stato di demoralizzazione con sentimenti di tristezza perdita di indipendenza o incertezza del proprio futuro. La maggioranza dei malati (il 60%) ha sostenuto di aver avuto benefici a causa dalla malattia: relazioni sociali più intime, l’essere compassionevoli e più comunicativi, aver acquisito la capacità di apprezzare la vita e le sue prospettive. Di conseguenza, col passare del tempo, man mano che il corpo e la mente si adattano alle alterate condizioni di vita, l’incessante tristezza si affievolisce con l’adattamento, l’apprezzamento e la crescita.  La depressione è tra le ragioni per le quali gli individui sono incapaci di sopportare la propria malattia e continuare a vivere anche dopo molti mesi o anni.
Che cosa è la depressione?
La tristezza che accompagna la demoralizzazione non equivale alla depressione clinica (in seguito indicata come depressione). La tristezza è un sintomo, mentre la depressione è una sindrome clinica; sono moltissimi i sintomi che si manifestano negli individui colpiti. La tristezza è per la depressione ciò che la tosse è per la polmonite; tossire può essere un indice di polmonite, ma non ogni colpo di tosse è causato da polmonite e talvolta la polmonite può manifestarsi senza tosse. Se la tosse produce una mucosa verdastra accompagnata da febbre, respiro rapido e dalla radiografia dei polmoni si evince un’infezione, tale sindrome è chiamata polmonite. Cos’è allora la sindrome di un Disordine Depressivo Grave (definizione di Depressione riportata nella letteratura medica)? Gli aspetti principali sono umore fisso e non recettivo, poco rispetto verso se stessi, scarsa autostima e diminuzione della vitalità. Come possono queste caratteristiche essere tradotte in un criterio diagnostico diretto?
Il Manuale di Diagnostica e Statistica dei Disordini Mentali (DSM-IV) è in America, il principale riferimento diagnostico dei Professionisti dei Disordini Mentali. Il criterio indicato dal Manuale per la Depressione Grave presuppone la presenza di almeno cinque dei nove sintomi, che sono: 1) diminuzione di interesse (o piacere) e/o; 2) umore basso 3) aumento o diminuzione del sonno 4) aumento o diminuzione dell’appetito 5) sentimenti di auto colpevolizza e disprezzo verso se stessi 6) senso di affaticamento e scarsa energia in misura soggettiva 7) scarsa concentrazione 8) sentirsi/apparire diversi da come si pensa azioni sia rallentate (p.e. trascinarsi) che accelerate (p.e. agitazione) e 9) pensieri di morte e suicidio.
Poiché una minoranza dei malati di depressione cercano una cura e quelli che la cercano spesso nascondono la diagnosi agli amici a causa della disapprovazione sociale (stigma) che circonda le malattie mentali, la depressione viene in prevalenza ignorata. Con riferimento alla popolazione generale, la Depressione affligge il 5% degli individui in qualsiasi momento della loro vita, mentre il 17% di individui sono colpiti dalla Depressione durante il corso della loro vita. La Depressione è una malattia molto debilitante. Se si confronta con le cause principali di disabilità cronica, in termini di impatto sulle normali funzioni di vita, la Depressione occupa solo il secondo posto, dopo le malattie del cuore. Inoltre, la Depressione è anche una malattia mortale, concludendosi per il 15% di coloro che ne soffrono severamente, nel suicidio. Negli Stati Uniti, il suicidio costituisce la terza causa di morte tra coloro che hanno tra 1 e 24 anni e, la quarta causa di morte tra coloro che hanno tra i 24 e i 44 anni. Tra i malati di Sclerosi Multipla, il suicidio costituisce la terza causa delle morti totali, dopo la polmonite e il cancro e ricorre ad un tasso di 7.5 volte quello della popolazione generale. In confronto con altre cause comuni di mortalità presenti tra i malati di sclerosi Multipla, il suicidio tende a avvenire tra le persone relativamente più giovani, affetti da una disabilità moderata, per i quali il pensiero degli anni perduti diviene particolarmente tragico.
Non siamo più abituati a pensare a come il cervello regola il nostro umore, così come un termostato regola la temperatura ambiente della nostra casa, spesso dimentichiamo di considerare come i nostri cervelli ci facilitano l’uso del linguaggio al fine di poter comunicare. Benché possa essere il risultato di una combinazione genetica di predisposizione e fattori ambientali, si sa che un certo numero di malattie determinano una predisposizione alla Depressione. E' noto che alle malattie Neuropsichiatriche, ovvero tutte quelle malattie che danneggiano il cervello, consegue ad un tasso estremamente elevato, l’insorgere della Depressione. A malattie come l’infarto, tumori al cervello, i morbi di Alzheimers e Parkinsons è associato un tasso di Depressione che va dal 30 al 50%. E' rilevante sottolineare come alcuni studi hanno dimostrato che la Depressione nei malati affetti dalle patologie sopraindicate, non sia semplicemente una reazione inevitabile a severe avversità. Per esempio, La Sclerosi Laterale Amiotrofica (conosciuta anche come ALS o morbo di Lou Gehrig) è una malattia selettiva dei motoneuroni che causa la paralisi di tutti i muscoli dello scheletro, che segue un corso implacabile e che generalmente si conclude con il decesso del paziente causato da un arresto respiratorio o espiratorio, nell’arco di tre cinque anni. In genere la Sclerosi Laterale Amorfica pur essendo una malattia devastante, non comporta danni al cervello e non implica un aumento della predisposizione all'insorgenza della Depressione. Di conseguenza, non si deve partire dal presupposto che la Depressione sia una conseguenza inevitabile o anche comune.
Di tutte le malattie ad oggi conosciute, si pensa che la Sclerosi Multipla abbia il più alto tasso di associazione con la Depressione, con una prevalenza a perdurare per tutto l’arco della vita post diagnosi del 50-60% (Patten and Metz 1997). Evidenze sul ruolo e sugli effetti del sistema immunitario sul cervello nel contribuire all'insorgenza della Depressione, includono le tre seguenti scoperte: 1) poiché i pazienti affetti da Sclerosi Multipla che cadono in depressione non hanno maggiore probabilità di avere parenti depressi rispetto ai malati di Sclerosi Multipla non depressi, è deducibile che ha un ruolo importante il danneggiamento e non la predisposizione genetica 2) La Depressione aumenta durante il periodo di attivazione del sistema immunitario provocando un aggravamento della malattia e 3) Nei malati di Sclerosi Multipla, non esiste correlazione tra il grado di disabilità e l’insorgenza della depressione.
Mielite trasversa TM e Depressione

Il lavoro svolto al Centro per la Mielite trasversa Johns Hopkins in collaborazione con il Dipartimento di Neurologia e Psichiatria è iniziato con l’esaminare la percentuale di pazienti affetti da Mielite trasversa in stato depressivo. In questa istanza, riportiamo soltanto un sommario dei risultati delle ricerche iniziali. E' stato dimostrato che il tasso percentuale di Depressione in pazienti affetti da Mielite trasversa è maggiore rispetto a quello dei malati di Sclerosi Multipla aventi pari di disabilità fisica. Come per gli studi precedenti su malati di Sclerosi Multipla, non esisteva per i malati di Mielite trasversa, correlazione tra grado di Depressione e disfunzioni motorie, della vescica o sessuali. C’era una modesta relazione invece tra la depressione e la disabilità sensoriale (trattasi perlopiù di sintomi legati al punzecchiare, al formicolio e al senso di torpore). Che ciò rappresenti o no una diminuzione della tolleranza a tali sintomi in pazienti che presentano uno stato depressivo o in alternativa un effetto dei sintomi sensoriali sull’umore dei pazienti stessi, non ci è dato di dimostrarlo attraverso i risultati degli studi fatti. E’ opportuno denotare che dei sintomi cronici di Mileite trasversa ad oggi conosciuti, i sintomi sensoriali (incluso il dolore cronico) possono essere considerati i più difficili da conciliare. E' emerso inoltre un legame addizionale tra il tasso di Depressione e la storia della terapia endovena con steroidi. Con riferimento alla severità dei sintomi al primo stadio della malattia o al livello di disabilità posteriore al recupero, i pazienti sottoposti a trattamento endovena con steroidi non sembravano presentare differenze sostanziali. Ma la possibilità, che quei pazienti a stadio iniziale della malattia sottoposti a terapia con steroidi, apparivano più stressati a causa della Depressione non può essere ancora esclusa. E' noto che gli steroidi causano depressioni in numerose altre popolazioni di malati, la scoperta di un tasso più alto di Depressione tra malati di Mielite trasversa ai quali sono stati somministrati steroidi, suggerisce che sarebbe prudente monitorare con attenzione l'umore del paziente in caso sia sottoposto a detta terapia.   
Abbiamo scoperto che l’alto tasso di Depressione nei malati di Mielite trasversa, fa venire in mente, quanto sopradescritto a proposito della Sclerosi Multipla. E così ci siamo chiesti se questa Depressione fosse un segno del coinvolgimento del cervello causato dall’attivazione immunitaria del Sistema Nervoso centrale. In aggiunta all'elevato tasso di Depressione, i malati di Sclerosi Multipla soffrono anche di un elevato tasso di incapacità cognitiva che si manifesta sotto forma di difficoltà di concentrazione nello svolgimento di determinate attività, necessità di ripetere a brevi intervalli i particolari e velocità di svolgimento. Quando abbiamo esaminato il processo mentale dei malati di Mielite trasversa, abbiamo rilevato in via preliminare che essi eccellevano nello svolgere molti processi cognitivi. Tuttavia, sottoponendoli agli stessi test con carta e penna, ai quali erano stati sottoposti malati di Sclerosi Multipla, alcuni malati di Mielite trasversa hanno dato risultati peggiori delle aspettative. Clinicamente abbiamo denotato che una minoranza di pazienti affetti da Mielite trasversa, anche quelli non depressi e quelli non sotto alcuna terapia medica, hanno riportato che dopo lo stadio iniziale della loro malattia neurologica, non potevano più ricordare molti dettagli senza scriverli e avevano necessità di maggior tempo per completare complessi processi mentali.
Considerazioni Particolari sulla Depressione nei malati di Mielite trasversa

L’importanza di diagnosticare la Depressione nei malati di Mielite trasversa non deve essere sovrastimata. Spesso ciò che è maggiormente debilitante non è la necessità di assistenza per camminare o la sopportazione del dolore cronico, ma la Depressione che conduce ad avere difficoltà ad alzarsi dal letto, ad isolarsi dalla comunità sociale e diminuisce la tolleranza del dolore. Per i pazienti di Mielite trasversa e Depressione è normale che gran parte della disabilità sia causata alla Depressione e la cura di quest'ultima apporta significativi miglioramenti funzionali. Nonostante il pesante impatto distruttivo sui pazienti, la Depressione è una malattia curabile e la maggior parte dei pazienti che ricevono un trattamento adeguato raggiungono un recupero sintomatologico completo. Ciò che è richiesto per raggiungere tale risultato è spesso il medesimo livello di impegno nella gestione che i malati di Mielite trasversa investono quotidianamente per gestire altri aspetti ed effetti della loro malattia, come ad esempio fisioterapia e riabilitazione motoria, consulti urologici, ecc. Prima di poter trattare la Depressione è necessario avere una precisa diagnosi.
Alla stregua di molte patologie cliniche o delle malattie neurologiche, il riconoscimento della Depressione nei malati di Mielite trasversa può essere impegnativo a causa del sovrapporsi dei sintomi di queste malattie psichiatriche e neurologiche. Molti malati di Mielite trasversa manifestano affaticamento e scarsa e cosi che basare su tali sintomi una diagnosi di stato depressivo può risultare difficoltoso. Alcuni indizi che possono aiutare a differenziare i sintomi della Mielite trasversa da quelli della Depressione posso essere consigliati. Sentimenti di auto accusarsi, colpevolezza e auto recriminazione non sono reazioni comuni a patologie mediche, ma possono quasi sempre ritenersi per alcuni versi sintomi della Depressione. La diffusione dei sintomi può inoltre suggerire uno stato di Depressione. Umore spesso basso o la perdita di piacere nello svolgere quelle attività che richiedono abilità rese difficili dal deficit neurologico possono comunemente avvenire tra i malati di Mielite trasversa ed in particolare durante le prime settimane di assestamento della malattia. Ma un umore sempre depresso e mancanza di piacere per qualsiasi tipo di attività dovrebbero essere un campanello di allarme di una sospetta Depressione latente. Similarmente, un fallimento dei processi di recupero, superato lo shock iniziale, ed il perdurare di un tale stato di mancato recupero per mesi o anche anni, dovrebbe sollevare punti interrogativi relativamente ad una sopravvenuta Depressione. La frase "Lei o Lui non è più la stessa persona da quando è stato/a colpito/a dalla malattia" a distanza di mesi dall’insorgere della stessa, dovrebbe sollevare il sospetto di uno stato di Depressione. Se un malato che inizialmente stava facendo dei buoni progressi di recupero in termini di riabilitazione dai deficit neurologici, annulla improvvisamente tale processo bloccandosi completamente e anzi mostrando dei regressi, un’ipotesi di sopravvenuta Depressione dovrebbe sicuramente essere considerata. Infine, i pensieri di suicidio sono causati dalla Depressione a meno che non è dimostrato il contrario e, dovrebbero essere sottoposti con urgenza ad un Medico o ad uno specialista in malattie Mentali. Questo perché la percentuale di suicidi tra i malati di Mielite trasversa sembra essere uguale se non maggiore di quella riscontrata in altre patologie.
In conclusione, un’appropriata diagnosi di Depressione può essere formulata da un medico specialista esperto in disordini dell’umore come ad esempio uno Psichiatra. Quanti affetti da Mielite trasversa non possono contare sulle proprie conoscenze o quelle dei familiari per poter formulare una diagnosi in materie neurologiche, solo un professionista specializzato ed esperto può individuare ed indicare una giusta terapia medica per la cura della  Depressione. Se esiste qualche dubbio o qualche interrogativo relativamente alla possibilità che una persona sia afflitta dalla Depressione dovrebbe certamente essere richiesta una valutazione.
Impedimenti nel cercare ed accettare una terapia antidepressiva per i malati di Mielite trasversa
La riabilitazione ed il recupero dalla Mielite è spesso un viaggio minuzioso e laborioso. L'adattamento a circostanze di vita alterate quando le deficienze neurologiche divengono a lungo termine può essere drammaticamente gravoso. Sfortunatamente i sintomi della Depressione, come ad esempio la mancanza di ottimismo e la perdita di interesse, sono spesso inizialmente visti come una "resa" e interpretati come forme di"debolezza" di "pigrizia". Soprattutto, molte persone mettono sullo stesso piano la Depressione con l’essere "matti" evitando così per tale ragione di rivolgersi alla medicina. Prendere atto che la Depressione è uno squilibrio chimico del cervello e che si può curarla impiegando una classe di farmaci chiamati antidepressivi, piuttosto che considerarla come un difetto caratteriale o un fallimento personale, può a volte essere utile al fine di combattere il pregiudizio.
Preconcetti e miti sugli antidepressivi rappresentano anche delle barriere comuni all’accettazione di una terapia medica. Gli antidepressivi sono appositamente formulati e trattano i cambiamenti avvenuti nel cervello dei pazienti che soffrono di Depressione, ma non hanno nessun effetto nell'innalzamento del livello di umore su individui non depressi. Ne risulta che gli antidepressivi non danno dipendenza come le droghe che inducono euforia e non hanno un valore di mercato. Inoltre gli antidepressivi non producono "falsi" sentimenti o cose che normalmente non si provano. Al contrario gli antidepressivi ricostituiscono il normale ciclo di alti e bassi che corrispondono a quei mementi della nostra vita di meritata soddisfazione o stress, ossia quel ciclo che nei soggetti affetti da Depressione viene a mancare. Infine, occasionalmente le persone rifiutano l’uso di antidepressivi basandosi sul preconcetto di non voler "terminare la propria esistenza come uno zombi" poiché per sentito dire o in via diretta qualcuno di loro conoscenza non sembrava più essere lo stesso dopo aver iniziato il trattamento. L’erroneità di tali argomentazioni risiede nel fatto che è molto più probabile, che la Depressione riduca un individuo all’incapacità di quanto possano farlo i farmaci che si somministrano per la cura di tali disordini umorali. Mentre è vero che i farmaci usati per il trattamento di altri disordini mentali come la schizofrenia possono causare visibili effetti collaterali come la sonnolenza eccessiva e indolenzimento degli arti, il corretto uso di antidepressivi effettuato sotto il controllo di un medico specialista permette a quei pazienti che a causa della Depressione hanno mutato il loro comportamento di riacquistare le normali funzioni comportamentali. L'obiettivo della terapia con antidepressivi è quello di far ritornare il paziente "al timone della propria barca" e di permettergli di tracciare meglio le linee dei propri pensieri dei propri comportamenti man mano che si riacquista una direzione di controllo della propria vita. Piuttosto che causare effetti visibili effetti collaterali quanto illustrato mostra come ciò che di una persona in terapia medica antidepressiva, è visibile dall’esterno sia solo quello che quella persona era in precedenza.
Il muro più alto da superare  ai fini della ricerca e dell'accettazione di una terapia antidepressiva è rappresentato dagli effetti della depressione stessa che portano le persone alla disperazione alla mancanza di motivazione e all'incapacità di pensare che le cose potrebbero andare in una direzione diversa. Ironicamente, sono questi i medesimi sintomi della Depressione che costituiscono i motivi più importanti per i quali è necessaria una terapia e che interferiscono con la capacità dell’individuo a ricercare ed accettare l’aiuto di cui ha bisogno. I seguenti fattori possono essere di aiuto al superamento dello stato di inerzia in cui si cade al momento di dovere affrontare situazioni simili a quelle descritte: 1) Un trattamento antidepressivo che dia risultati positivi richiede che l'individuo sia concorde ed abbia fiducia che la terapia alla quale sarà sottoposto lo aiuterà a stare meglio 2) Dal momento che quanto tentato non ha chiaramente avuto successo e nemmeno ha modificato la situazione, accettare una terapia antidepressiva è spesso l'unica cosa da fare. Anche se la terapia fallisse, la persona non si sentirà certamente peggio per aver provato qualcosa di nuovo. 3) Spesso dobbiamo tutti arrenderci ed accettare l’aiuto dei nostri familiari sapendo che ci è offerto in buona fede e con un’oggettività che in quel momento prescinde da noi, specialmente allorquando la nostra obiettività di ragionamento è offuscata da una malattia. Da questo punto di vista, il ruolo di coloro che si prendono cura del malato diviene molto importante nel persuadere il paziente a ricercare ed accettare un trattamento medico per la cura della Depressione.
Chi si preoccupa di coloro che si prendono cura degli ammalati?
Ci sono sia aspetti positivi che aspetti negativi nel ruolo di assistente del malato; in realtà essere in grado di occuparci delle persone che amiamo, nel momento del bisogno, è sia un privilegio che un fardello.
Formulare delle considerazioni esaustive in merito all’impatto che la Mielite trasversa ha in coloro che occupano il ruolo di assistenti del malato prescinde dello scopo di questo articolo. E’ necessario però sottolineare che gli assistenti sono fortemente colpiti dagli effetti e dalle conseguenze sia della Mielite trasversa che della Depressione che colpisce le persone che amano. Nonostante gli assistenti, gli ammalati che ricevono le cure e gli infermieri generalmente concentrano virtualmente la loro attenzione sul benessere del malato afflitto da Mielite trasversa e da Depressione, spesso ci si dimentica proprio di coloro che prestano cure ed assistenza. In generale lo stato di salute di coloro che assistono il malato, è spesso compromesso in quanto sono proprio gli stessi assistenti a trascurare la propria salute. Ciò accade, nonostante lo stato di salute del malato dipenda principalmente dalla continuità di forza, di energia e di supporto di colui che l'assiste e che pertanto sarebbe opportuno che quest’ultimo goda di una buona salute. Alcuni studi hanno dimostrato che le variabili del malato dipendono dal peso che grava sugli assistenti ed includono corso instabile, aumento della disabilità fisica, dolore e depressione. Dal momento che la Depressione aggrava queste variabili, per gli assistenti diventa davvero difficile valutare se il malato stia veramente seguendo una terapia adeguata per la cura dei disturbi comportamentali e dell'umore.
Sono quattro i consigli che raccomandiamo di tenere ben presenti a quanti prestano assistenza ad un malato e aventi il fine di non fargli dimenticare quanto sia importante non trascurare la propria salute. Prima di tutto, l’assistente dovrebbero aumentare la propria capacità di concentrazione ad affrontare i propri problemi. Ciò normalmente implica la capacità di riconoscere cosa può e cosa non può essere cambiato e provare a risolvere l'insorgere dei problemi adottando diverse soluzioni fino a quando non si perviene alla giusta soluzione. Sia l'assistente che il malato devono evitare di trincerarsi di fronte ad errate soluzioni in quanto il rinchiudersi in se stessi serve soltanto ad aumentare lo stress. In secondo luogo, l'informazione costituisce un aspetto cruciale in quanto ciò che l'assistente non conosce della Mielite trasversa e della Depressione gli provoca una tale ansia ed agitazione che gli impediscono di avere la capacità e l'efficienza di risolvere i problemi. Pari opportunità educative sono spesso preziose sia per l’informazione che per il supporto. In terzo luogo, gli assistenti devono ricordarsi di chiedersi periodicamente "come sto?". Prendersi cura delle proprie necessità non è in conflitto con le necessità del malato. Gli assistenti non sono di alcuna utilità agli ammalati se sono scoppiati e sapere dove attingere per un aiuto addizionale è spesso un fattore di criticità per il benessere sia dell'ammalato che del suo assistente. Quarto, gli assistenti e i relativi ammalati non devono mai dimenticarsi di essere insieme ad affrontare il problema della malattia. Le strategie di superamento e recupero devono pertanto essere decise insieme e di comune accordo. Spesso esistono diverse soluzioni allo stesso problema, pertanto un incentivo dovrebbe essere previsto al fine di mantenere la flessibilità di massimizzazione dei benefici per entrambe le parti.
Conclusioni
La tristezza e la demoralizzazione sono di frequente le conseguenze più comuni della sofferenza alla quale sono sottoposte le persone affette da Mielite trasversa. Tempo di adattamento e strategia aventi lo scopo di ristabilire il morale sono le chiavi per risollevarsi da queste gravi situazioni. La Depressione, dall'altra parte, è una malattia che sembra essere alla fine in parte un risultato diretto degli effetti che l'attivazione del sistema immunitario ha sul cervello dei malati di Mielite trasversa. La Depressione non è un cambiamento di personalità o un sintomo di debolezza di carattere non più di quanto lo può essere il diabete o l'ipertensione. Come altre malattie, la Depressione è una patologia molto morbosa e mortale e pertanto deve essere diagnosticata con altrettanta decisione e trattata incisivamente. Fortunatamente la Depressione è anche una delle conseguenze della Mielite trasversa più facilmente trattabili e dalla quale con un’appropriata terapia è possibile guarire completamente. Infine, è imperativo considerare l’impatto che la Mileite trasversa e la Depressione hanno sia sui malati che sui loro familiari dal momento che le probabilità di recupero dipendono direttamente dalla salute e dal buon funzionamento degli individui nel contesto familiare.
In questo articolo si è discusso se la Depressione nei malati di Mielite trasversa, così come suggerito dai risultati di studi fatti sulla Sclerosi Multipla, potrebbe essere causata dall'influenza che il sistema immunitario ha sul cervello. Al momento stiamo attivamente studiando tale meccanismo sulla base di tale influenza. Studi recenti hanno messo in evidenza gli effetti della terapia antidepressiva sul funzionamento del sistema immunitario. Dai risultati degli studi preliminari è emerso che pazienti depressi affetti da Sclerosi Multipla presentano rispetto ai non depressi, un sistema immunitario più aggressivo che provoca danni neurologici più gravi, (Mohr, Goodkin et al. 2001).
Il trattamento della Depressione nei malati di Sclerosi Multipla ha portato ad un miglioramento del loro sistema immunitario e da ciò si deduce che una terapia antidepressiva può apportare notevoli ed importanti benefici al benessere neurologico e psichiatrico dei pazienti.
Molti malati di Mielite trasversa soffrono molto e spesso sono senza una diagnosi certa e non ricevono un’adeguata terapia per la cura della loro malattia neurologica. E’ importante ricordare che la Depressione che di frequente si aggiunge alla malattia di base non dovrebbe essere similarmente sottovalutata o trattata inadeguatamente perchè notevoli sono gli apporti benefici che i malati e i loro cari possono ottenere attraverso una gestione appropriata della Depressione..

L’unica legge che non muta è che tutto muta e la sofferenza che ho patito oggi era solo ad un soffio di distanza dal piacere che avrei provato l’indomani e quei piaceri sarebbero stati maggiormente assaporati grazie alle memorie di quanto avevo sopportato. Louis L'Amour (1908-1988)
Bibliografia
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Mohr, D. C., L. P. Dick, et al. (1999). "The psychosocial impact of multiple sclerosis: exploring the patient's perspective." Health Psychol 18(4): 376-82.
Mohr, D. C., D. E. Goodkin, et al. (2001). "Treatment of depression is associated with suppression of nonspecific and antigen-specific T(H)1 responses in multiple sclerosis." Arch Neurol 58(7): 1081-6.
Patten, S. B. and L. M. Metz (1997). "Depression in multiple sclerosis." Psychother Psychosom 66(6): 286-92.